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Storia e cultura del popolo Masai

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Messaggio Da Amministratore il Sab Giu 13, 2009 12:15 pm

STORIA

I masai usano dire che la loro origine ebbe luogo quando il progenitore di tutti i masai – Mamasinta – risalì il gran burrone. Il riferimento geografico calza bene con la serie di ripide scarpate che separano il deserto del Turkana nel nord del Kenya dagli altipiani centrali del paese. Da vari indizi linguistici, della tradizione orale, ma anche archeologici, si sa che i masai hanno iniziato la loro migrazione verso sud dalla valle del Nilo verso il XVI secolo. Si tratta di una grande migrazione di popoli nilotici che daranno vita a tutti i nilotici che ora vivono in sud Sudan, Uganda, Kenya e Tanzania. Le tradizioni orali dei turkana e dei pokot parlano di un’epica battaglia combattutasi nella zona sud del distretto Turkana odierno. La battaglia si sarebbe conclusa con la vittoria dei pokot. I turkana si sarebbero divisi dando vita a i karimojong e altri gruppi ora viventi attorno al monte Elgon. I masai si sarebbero divisi e spostati verso le savane a sud del monte Marsabit (i samburu), alcuni verso il monte Elgon, e gli altri verso gli altipiani di Laikipia. Da qui avrebbo raggiunto i territori che occupano attualmente – distretti di Kajiado, Narok e Trans-Mara in Kenya, e tutto il nord della Tanzania fino a Dodoma – arrivando alla massima estensione verso il 1750. Questa data è estrapolata dalla serie dei gruppi di iniziazione. Ogni serie ha un nome che viene tramandato oralmente, e ogni serie dura circa vent’anni. Per quanto riguarda l’estensione territoriale, vale la pena ricordare che i masai dividevano il territorio in aree sotto il loro stretto controllo – ogni clan conosceva l’estensione di sua proprietà ed ogni famiglia del clan conosceva perfettamente i terreni loro appartenenti; aree di loro pertinenza, ad esempio quasi tutto il Nyandarua dalle odierne Gilgil a Nyahururu. Erano queste aree di passaggio e di pascolo libero, usate solitamente in caso di carestia o particolare siccità. Esistevano inoltre aree condivise con altri gruppi etnici. Ad esempio i monti del Mau Range, le foreste abitate da ndorobo, elgeyo e marakwet, le aree di confine con i kikuyu. I masai utilizzavano questi territori, senza considerarli loro esclusivo appannaggio. I masai ebbero subito la nomea di un gruppo guerriero feroce. Queste dicerie erano messe in giro da i portatori kamba e dai mercanti arabi che non volevano incoraggiare altri gruppi ad esplorare l’interno e stabilire rotte mercantili alternative. Se è vero che i masai usavano razziare il bestiame di altri gruppi etnici, questo è vero di tutti gli altri gruppi. Nei riguardi dei carovanieri schiavisti, si sa che i masai li combattevano solo se cercavano di catturare schiavi tra la loro gente. Le maggiori rotte usate dagli schiavisti passavano nel bel mezzo del territorio masai, e la tratta è continuata per almeno tre secoli. Nei confronti dei coloni bianchi, si conosce un solo caso di attacco di massa. Si trattava di una vendetta dopo che un gruppo di inglesi aveva ucciso dei buoi e rubato altri capi di bestiame nella zona dell’odierna Mahi Mahiu, a circa 50 km ad ovest di Nairobi. Tra il 1883 e il 1902, i masai soffrirono a causa della peste bovina e del vaiolo. Negli stessi anni, una serie di siccità – non piovve totalmente nel 1897 e 1898 – portò alla morte di gran parte del bestiame e forse di un terzo della popolazione. Allo stesso tempo, lotte interne portarono alla scomparsa quasi totale di alcuni clan, quali i Laikipia, e a nuovi rapporti tra i diversi clan. L’arrivo dei colonizzatori inglesi corrisponde a questo periodo di debolezza sociale dei masai che, con due trattati nel 1904 e 1911 videro il loro territorio drasticamente ridotto in Kenya. In Tanzania, essi persero tutti i terreni più fertili dal Kilimanjaro al monte Meru. (Da non confondere con l'omonimo monte in Kenya). Altro terreno venne perso con la creazione dei grandi parchi nazionali della regione Amboseli, Hell’s Gate, Masai Mara, Nairobi, Samburu, Lake Nakuru, e Tsavo in Kenya; Lake Manyara, Ngorongoro,Tarangire e Serengeti in Tanzania. Occorre però dire che molte aree di questi parchi sono ora aperte al pascolo o lasciate in gestione alle comunità locali. Oggi i masai sono divisi in dodici clan (Keekonyokie, Damat, Purko, Wuasinkishu, Siria, Laitayiok, Loitai, Kisonko, Matapato, Dalalekutuk, Loodokolani and Kaputiei.), anche se esistono clan minori, spesso citati come sottoclan.

CULTURA

I masai sono tradizionalmente pastori, e la loro cultura gravita attorno la cura del bestiame. Ci sono prove certe di un periodo agricolo prima dell’arrivo nelle aree che occupano odiernamente, e la tendenza verso l’agricoltura e la sedentarizzazione è sempre più spinta a causa dei pascoli sempre più limitati e dal bisogno di denaro contante che ha sostituito il sistema di baratto della società pre-coloniale. I masai hanno una struttura patriarcale, e gli anziani hanno potere decisivo quasi assoluto per quanto riguarda gli affari comunitari. Il consiglio degli anziani è anche chiamato a dare giudizi legali qualora due o più contendenti non siano d’accordo su come applicare le leggi orali. Non esiste la punizione capitale, ma pene severe possono essere comminate ad assassini e a coloro che gravemente mancano di rispetto agli anziani. Nei casi più semplici, una richiesta di scuse, un pagamento di una multa in bestiame, sono sufficienti a porre fine ad un caso giuridico. Nel caso di assassinio, se si provano la colpevolezza e la mancanza di attenuanti, il colpevole dovrà pagare una multa e può essere condannato a non passare sulle terre del clan della vittima. In caso contrario, chiunque della famiglia della vittima potrebbe ucciderlo senza essere considerato colpevole. Tale punizione può essere troppo difficile da sopportare e spingere il reo a lasciare la sua zona di residenza. In questo caso, sarà sempre trattato da straniero dovunque andrà a stabilirsi, con una notevole caduta sul piano sociale e perdita di autorevolezza nel consiglio degli anziani. Gli anziani decidono quando iniziare un nuovo gruppo di iniziazione, che da' vita ad un nuovo gruppo di età. Essi sceglieranno chi sarà ammesso alla prima e alla seconda chiamata (gruppo della destra e gruppo della sinistra). A loro è affidato il compito di decidere i vari ruoli degli iniziati. Alcuni di questi, ad esempio l’oloibon, dureranno tutta la vita. Tutti i passaggi di età – iniziato, moran (guerriero), giovane anziano, anziano – verranno scanditi da una preparazione segreta, da rituali specifici, che spesso richiedono la costruzione di un recinto particolare (manyatta), diverso dalla normale casa (enkang). Altri rituali riguardano la nascita e la morte. Le donne hanno anch’esse un sistema di iniziazione parallelo a quello maschile fino al matrimonio. Dopo il matrimonio, la donna partecipa ai rituali di passaggio del marito. Rituali particolari vengono decisi per la richiesta della pioggia e nel caso di infertilità femminile.

Tratto da
Wikipedia

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