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Messaggio Da mammussi il Lun Mag 11, 2009 4:11 pm

Il popolo Luo che arrivò dal Sudan nel XV secolo ed ora è il terzo più grande gruppo etnico di Kenya. C'è un certo numero di usanze, non rasarsi la testa o spazzare la casa di notte, o altre di più grande importanza, togliersi sei denti all'iniziazione, che si sono perse con i tempi, ma un buon numero d’unici costumi Luo sono ancora in vigore.
Alcuni affermano che se il fratello più anziano non ha costruito la casa sul terreno del padre, il fratello più giovane non può vivere in nessuna delle case che la famiglia ha costruito o comprato, ma può soltanto affittarla fino a che non ne abbia costruita una per se.
Quando il fratello più giovane si sposa prima dei più anziani, sua moglie non può cucinare per loro, e lui non può mangiare lo stesso piatto di 'ugali' (polenta) con loro.
Quando lui (il giovane) erige la sua casa nel proprio terreno prima dei fratelli anziani, essi non possono entrare prima che lui sia morto.
I Luo sono meglio conosciuti per i loro costumi riguardanti la morte, ma perfino questi sono cambiati con i tempi.
Nel passato, mentre si addoloravano per un marito o un figlio morto, alle mogli era concesso di piangere continuamente, mentre andavano al lavoro anche per tre o quattro mesi, se lo desideravano.
Non tutti i costumi impegnano seri tabù. Il matrimonio per esempio, ha interessanti pratiche. Il costume per la trattativa di matrimonio è mandare un ghiottone ingordo, un uomo dalla lingua sciolta, un'intermediaria e una persona elegantemente vestita.
Il ghiottone è una precauzione perché se la trattativa fallisce e così il matrimonio e c'è una richiesta di dote, le spese avute per intrattenere le persone, saranno probabilmente alte.
Il parlatore e l'uomo elegante rappresenteranno molto bene lo sposo alla famiglia della ragazza, e l'intermediaria.
Normalmente una zia di una delle due famiglie, cercherà di raggiungere lo scopo per tutto il tempo che il complicato costume richiederà.
Una pratica che molti sarebbero contenti di vedere, è il cerimoniale di bastonatura della futura sposa, quando lo sposo viene a prenderla per sposarla.
I parenti dell'uomo sposato non possono dormire nella sua casa finche il padre è vivo. Soltanto quando il vecchio sarà morto l'anziana madre potrà dormire sotto lo stesso tetto del figlio.
I suoceri non possono dormire nella casa del genero, in nessuna circostanza. Questo è un costume comune a molte tribù in Kenya.
Precedentemente abbiamo menzionato la pratica del ‘meko’, dove una ragazza è prelevata (rapita) dalla capanna della nonna (siwinde) prima del matrimonio.
A quest’incursione per la futura sposa, è normalmente unito un cerimoniale di lotta con dei bastoni, mentre la ragazza si dibatte e grida nella maniera richiesta da costume (tuongo bunge). Il matrimonio non è permesso tra due primogeniti (kayo) e ultimi nati (chogo).
Ci sono molte altre restrizioni che prevengono il ‘meko’, ma la più interessante è quella che può essere usata dalla futura sposa.
Se la ragazza veramente non vuole andare al party dell’incursione, ci sono molti modi con i quali lei può far intendere ai partecipanti che la sua riluttanza è vera
. Può prendere una manciata di mele o abbracciare una pianta d'Euforbia (bondo) o arrampicarsi su un termitaio e continuare a piangere mentre guarda il suo villaggio. In alternativa lei può prendere un pò di terra e mettersela in bocca o tirarla ai suoi rapitori. In ognuno di questi casi il ‘meko’ si fermerà e il ‘jagam’ (andate insieme), conosciuto anche come ‘jatelo’ o ‘jawayo’, cercherà di trovare le cause dell’obiezione.
Per chiudere la faccenda oltre ogni ulteriore discussione, la ragazza può rifugiarsi in una capanna a lutto.
Una ragazza che adotta uno qualsiasi di questi metodi per fermare il ‘meko’, porterà per tutta la vita il marchio per quello che ha fatto. Non potrà più sposarsi con questo rito e così anche le figlie e le nipoti, invece potrà fuggire da sola al villaggio del futuro marito (por).
Il rapimento non è sempre inatteso. In una vecchia usanza, una donna imparentata con il futuro sposo e la ragazza, potrebbero andare dalla nonna della futura sposa per chiedere se un ‘meko’ è in atto e corromperla (chulo dhoge bor) letteralmente ‘mettere del grasso in bocca'.
Non è insolito ai nostri giorni ascoltare i Luo, per i moderni metodi di corruzione, chiedere 'ere bor'? Dov’è il grasso? La lotta con i bastoni durante il ‘meko’ normalmente non causa ferite, ma in rare occasioni può finire con la morte.
Nel caso che il deceduto sia del gruppo della ragazza, i piani di matrimonio sono accantonati immediatamente e qualcuno della stirpe della ragazza (libamba), sposerà qualcuno del gruppo che ha ucciso, questo per mantenere la pace tra i due clan.
Se uno dei partecipanti all’incursione è ucciso, la ragazza è obbligata a sposarsi. La deflorazione della sposa (ringre nyako), la parte più importante degli sposalizi, era effettuata davanti a quattro testimoni che si trovavano nella capanna.
Oggi si limitano a controllare il letto il mattino dopo. Abitualmente se i testimoni non sono presenti, la ragazza è considerata vergine.
Se una ragazza muore vergine, una vecchia donna è assunta per deflorare il corpo, per evitare che lo spirito della ragazza torni e si vendichi.
Una cerimonia simile è effettuata anche per una donna vedova morta prima di risposarsi, inoltre se lei è considerata ‘troppo esperta’ per essere deflorata da una donna anziana, un uomo chiamato ‘jakowiny’ è pagato per prestare la sua opera.
Un bambino sperduto trovato a girovagare è allevato come gli altri (misumba o misumba mocham).
E' assegnato a una donna sposata sterile (migumba) e lei può trattarlo come se fosse il suo vero figlio, ma nelle dispute lui è svantaggiato socialmente, poichè è associato a una sorta di stigma dato ai figli illegittimi (kimirwa).
Non soltanto le donne sterili sono qualificate per allevare un trovatello, ma anche quelle che non hanno partorito un figlio maschio sono considerate ‘migumba’.
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