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Kenya. Maasai – La nascita di un bimbo

Messaggio Da fio il Dom Dic 07, 2014 6:46 am

Kenya. Maasai – La nascita di un bimbo

“Possa Dio darti dei bambini; possa Dio darti del bestiame”. Nella preghiera dei maasai, bambini e vacche sono inseparabili. Se un maasai ha figli, ha anche bisogno di mucche per nutrire e vestire i bambini; se ha vacche, ha anche bisogno di bambini per portarle al pascolo. Bambini e mucche, perciò, sono complementari l’uno all’altro. Ma se un maasai potesse scegliere, sceglierebbe i bambini. Ci sono due ragioni per preferire i bambini. La prima è che i maasai semplicemente li adorano. È frequente sentire espressioni come “mio soffice cordone ombelicale”, “mie fragili ossa”, “ bambino del mio amato uomo”. E di conseguenza un uomo con molti figli è molto più ricco di uno che ha solo vacche. Se poi ha figlie, le ragazze si sposeranno e lui riceverà in dote molte vacche. Se ha ragazzi, un giorno questi saranno guerrieri e cattureranno molte vacche nelle loro incursioni contro le altre tribù. In tutti i modi, per un maasai è meglio avere sia i bambini che le vacche.

Ai primi segni di gravidanza, la donna maasai chiede timidamente al marito il cibo che ama di più. Questa richiesta deve essere subito accolta dal marito se no si pensa che al bambino potrà accadere qualcosa di male. Più la gravidanza va avanti, più la donna comincia a essere selettiva nell’alimentazione. Mangia meno e beve molta acqua. Il latte fresco è proibito perché si pensa che un bimbo grasso causerebbe un parto difficile e pericoloso. La madre non deve mangiare carne di animali morti di malattia ma sempre carne fresca. Tutto il cibo deve essere cucinato ed è necessario bere tanta acqua affinché lo stomaco della madre si purifichi.

Il bambino maasai viene al mondo insieme con le urla della madre: “Tieni qui, lascia là, spingi forte”. La nascita del bambino avviene sempre nella casa della madre con una donna che ha grande esperienza nel far nascere bambini. Questa donna non solo ha la responsabilità di aiutare a far nascere il bambino ma anche di tagliare il cordone ombelicale pronunciando queste parole: “Tu sei ora responsabile della tua vita, come io sono responsabile della mia”. Con queste parole si vuole sottolineare che il mondo esterno è molto differente dal soffice e caldo ventre della madre. Così si evidenzia la separazione della madre dal figlio. Ora ognuno ha la propria vita.

Dopo di che, la madre e il bimbo sono lavati con una mistura di latte e acqua. Il sesso del bimbo è molto importante e il padre, al quale non è permesso essere presente al parto, deve essere subito informato. Se il bimbo è un maschietto, la donna che ha aiutato durante il parto dirà al padre di prelevare il sangue dalla vena giugulare di un toro e di fare un tentativo finto di prelevare sangue da una giovenca. Se nasce una femmina la procedura è inversa. Il sangue è raccolto in un recipiente di zucca da un ragazzo se il neonato è maschietto da una ragazza se il neonato è una femmina Osservando questa procedura i presenti capiranno il sesso del neonato. La bevanda è fatta di una mistura di sangue di toro o di giovenca e latte caldo ed è data alla madre del nascituro.

Nella casa dove il bimbo è nato viene ucciso un montone – chiamato olkipoket -  e la sua carne è mangiata solo dalle donne del villaggio che si sono radunate portando latte per la madre del nascituro. Dopo aver mangiato la carne, le donne cantano una preghiera chiamata Naomoni Aaaayai, che costituisce una benedizione per la casa, per la madre, per il bambino e per tutta la famiglia.

Ecco i versi della preghiera: Naomoni Aaayai – Uno che prega così anch’io prego/Naikurukur nesha – Dio dei tuoni e della pioggia/Iye oshi ak-aaomon – Così sempre ti prego/Kileken oilpu – Le stelle del mattino che sorgono/Iye oshi ak-aaomon – Così io ti prego/Paasai leleshwa – L’incredibile colore/Iye oshi ak-aamon – Così io ti prego.
Fonte:MISNA
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