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Messaggio Da Federica il Gio Dic 01, 2011 12:26 pm

Magical Kenya, spettacolare
01-12-2011
Il volo Swiss dall’Italia atterra, via Zurigo, a Nairobi, a 1.660 mslm, all’ora del tramonto, che qui giunge repentino: siamo vicini all’equatore, e il giorno e la notte hanno la stessa durata, 12 ore; la temperatura a terra è di poco superiore ai 10°, di giorno arriva a 25°. Nairobi è una grande città, con i grattacieli che si alternano ai parchi, e un Central Business District (CBD), dove hanno sede, oltre al parlamento, alla cattedrale e al municipio, le principali attività amministrative e commerciali.

Noi siamo ospiti del Sarova Stanley Hotel, un 5 stelle costruito nei primi anni del ‘900 che nel 2003 è stato restaurato, ampliato e dotato di tutti i comfort. La hall, con il pavimento in mattonelle bianche e nere e i mobili di ebano massiccio, ha ancora un’atmosfera coloniale. E dopo aver presenziato al Kenyatta Center all’inaugurazione della prima edizione del Magical Kenya Travel Expo, dove l’offerta turistica kenyota ha incontrato agenti di viaggi, tour operator e media provenienti da tutto il mondo, con la Safarilink, che da Nairobi opera su tutte le principali destinazioni per i safari in Kenya e Tanzania, voliamo a Masai Mara, il Parco più importante del Kenya, situato al confine con il Parco del Serengeti in Tanzania. Il popolo Masai vive da sempre in questa pianura costituita da vaste savane punteggiate da grandi alberi di acacia e attraversata dai fiumi Mara e Talek.

Qui, con grande emozione, incontriamo per la prima volta i leoni: due maschi e due femmine con i piccoli, hanno appena mangiato e sonnecchiano, nonostante i nostri eccitati commenti. In seguito incontriamo zebre e gazzelle, antilopi e impala, giraffe, facoceri e iene, mentre nel cielo azzurro volteggiano falchi, avvoltoi e grandi aquile. Dalla Land Rover osserviamo un gruppo di gnu in viaggio, e improvvisamente scorgiamo una iena che assale uno dei ritardatari; gli gnu sembrano impazziti dalla paura, girano intorno sollevando la polvere, infine si tuffano in un torrente, guadandolo, mentre lo gnu ferito e sanguinante si ferma in mezzo all’acqua, e la iena, raggiunta dalle compagne, lo aspetta sulla riva. Quella stessa mattina, cosa molto rara, avvistiamo anche un leopardo, che invece di scappare si siede davanti al muso dell’auto e ci osserva.

Nelle due notti che trascorriamo nel Parco veniamo ospitati prima in un campo tendato di lusso, il Mara Rianta Camp, sulla riva di un fiume dove nuotano gli ippopotami, che di notte vengono a brucare nei pressi delle tende; e poi in un campo più spartano ma molto ben organizzato e funzionale, il Mara Porini Lion Club.

Nel Parco visitiamo anche la comunità Enkiteng Lepa, che ha il sostegno del governo nella salvaguardia dell’ambiente, delle tradizioni e della cultura del popolo Masai, e di Hellen Nkurayia, una maestra che si batte da anni per salvaguardare le prospettive delle giovani donne ancora oggi sottoposte all’infibulazione e costrette a sposarsi in giovanissima età, senza avere la possibilità di frequentare le scuole. È anche possibile trascorrere qualche giorno a contatto con la comunità al Masai Culture Camp, contribuendo così a un progetto umanitario di supporto economico a queste popolazioni, poverissime e afflitte da problemi quali la siccità e l’assenza di strutture sanitarie e scolastiche.

Le verdi colline d’Africa
Con un volo interno della Safarilink atterriamo al Parco Nazionale di Amboseli, che si estende alle pendici settentrionali del Kilimangiaro, al confine con la Tanzania, e dove è possibile ammirare le “verdi colline d’Africa”, secondo la famosa definizione di Hemingway. In un’area dove il governo ha scavato pozzi profondi che forniscono acqua tutto l’anno, vivono i Masai, che quindi qui non sono più soltanto allevatori e cacciatori, ma hanno anche cominciato a lavorare la terra.

Amboseli, il nome del lago quasi sempre asciutto che indica l’intera zona, vuol dire “il luogo della polvere”. La parte settentrionale del Parco, inserito dall’UNESCO tra le riserve della biosfera terrestre, è più arida, mentre la meridionale è costellata da stagni e laghetti circondati da una vegetazione rigogliosa. La mole del grande vulcano innevato, la cui vetta è spesso nascosta fra le nubi, si staglia sopra panorami bellissimi. La fauna è varia, e comprende oltre 400 specie di uccelli, struzzi, ippopotami, leoni, zebre, gazzelle, ghepardi, rinoceronti e soprattutto 1.300 elefanti, che conducono un’esistenza relativamente indisturbata, grazie ai ricercatori che raccolgono dati su nascite, morti e comportamenti, creando una sorta di carta d’identità per ogni esemplare.

Ad Amboseli abbiamo cenato e passato la notte a Muteleu, un villaggio tradizionale Masai, dove ci accoglie con un bellissimo sorriso Jonathan Muteleu Simayiai, responsabile della promozione turistica del villaggio. L’ospitalità è calorosa, i Masai preparano una cena costituita dalle loro pietanze tradizionali, e ballano per noi con le loro vesti coloratissime.

Partecipiamo anche a un matrimonio Kamba, un’etnia di allevatori e agricoltori che abita in questa regione, e che rappresenta l’11% della popolazione kenyota. Nella festa che segue il rito del matrimonio, gli sposi ringraziano uno per uno gli invitati intervenuti, più di 100, per i loro regali, e un’orchestra induce i giovani a lanciarsi in danze tradizionali. L’ultima notte ad Amboseli la trascorriamo al Porini Amboseli Camp dove partecipiamo anche a un emozionante safari notturno.

Una spiaggia sull’Oceano
La mattina seguente voliamo a Diani, sulla costa a sud di Mombasa, che vanta una delle spiagge più belle del Kenya: una grande distesa di sabbia bianca lambita dall’Oceano Indiano. A 30 minuti di auto da Diani si raggiunge il Shimba Hills National Park, costituito da una delle più grandi foreste dell’Africa orientale, dove vivono elefanti, gatti selvatici, topiragno, leopardi, scimmie di vario tipo e le antilopi Sable, protette perché in via d’estinzione, oltre a 100 specie di uccelli, fra cui alcune molto rare. L’ecosistema equatoriale, caldo e umido, fa sì che anche la flora sia rigogliosa. Con una lunga camminata nella foresta insieme a una guida dotata di fucile, abbiamo raggiunto le Sheldrick Falls, e sotto l’acqua scrosciante delle cascate ci concediamo una doccia rigenerante.

La nostra ultima notte in Kenya la trascorriamo nel suggestivo Shimba breath of life. Mombasa è invece la nostra ultima tappa. La seconda città del Kenya è stata un importante porto commerciale fondato nell’XI secolo da mercanti arabi. Da qui partivano le navi cariche d’avorio e di schiavi. In seguito arrivarono i portoghesi, i sultani di Oman, e infine gli inglesi, che per costruire la ferrovia che collega Mombasa a Kampala, capitale dell’Uganda, fecero arrivare molti indiani, che ancora oggi popolano i vicoli della città vecchia. Nel mercato di Mombasa si possono incontrare tutte le etnie che vivono su quest’isola ricca di storia e di leggende. Per tornare in Italia voliamo da Mombasa a Nairobi e quindi a Bruxelles, con Brussels Airlines.

I partecipanti
Al mega fam trip organizzato dal Kenya Tourist Board hanno partecipato nove tra i più importanti operatori italiani esperti d’Africa: Filippo Gallo (Il Diamante–Quality Group), Angelo Cantarello (African Explorer–5 TO 1 Filosofia), Vittorio Coccoletti (Azalai Expeditions), Alessandra Crosato (Etnia Travel Concept), Donatella Pasqualin (Anyway Tour Operator), Silvia Scavino (Ubuntu Travel), Anna Ficicchia (Caleidoscopio), Valentina Montobbio (Kuoni) e Fabiola Ameli (Viaggidea). La nostra guida dall’Italia è stata Federica Volla, account director e pr marketing del KTB, che insieme con Christopher Kyengo del KTB di Nairobi, ci ha accompagnati alla scoperta anche di un Kenya “diverso”. www.magicalkenya.it
Elisabetta Ambrosini

Fonte: www.lagenziadiviaggi.it
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