PASSIONE KENYA
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Messaggio Da Dida il Mar Feb 08, 2011 8:37 pm

Scusate per la lunghezza del mio fiume di parole... Ma è il cuore che parla e fermarlo è impossibile quando c'è l'Africa di mezzo.

Ecco la mia esperienza.

Non credevo potesse davvero esistere. Lo chiamano "Mal d'Africa". Quando ne sentivo parlare pensavo fosse soltanto una "moda" che colpisce chi passa un po' di tempo nel continente nero e che se ne doveva parlare un po' per forza.
In Africa ci sono andata. Ho assaporato ogni istante dei 9 giorni che mi hanno cambiato la vita.
Appena atterratti all'aeroporto, ancora un po' stordita dal lungo viaggio, ho visto un paese fermo all'italia che fu nel dopoguerra. Ma mi piaceva. Quel lusso sfrenato tutto europeo, quella rincorsa frenetica e ossessiva all'ultimo prodotto tecnologico, erano come racchiusi in una bolla di sapone che per fortuna si allontava da me al punto da non sentirne più nè il bisogno nè il ricordo.
All'improvviso quel pullman privo di ammortizzatori e optional, quelle immense e infinte distese di terra, fango e erba incolta mi sembravano le strade più normali che avessi mai potuto vedere.
Erano quelli i primi segnali di un Paese che mi stava aprendo gli occhi dopo 33 anni di sonnolenta vita europea.
Sono salita sul pullmann che mi doveva portare al villaggio. Il soffitto era fatto di una moquette che doveva aver vissuto infiniti viaggi da Mombasa a Mambrui. Le strade erano sterrate, piene di buche ma tutto sembrava così normale da non destare l'attenzione di nessuno.
E dopo qualche minuto neanche più la mia.
Ho guardato dal finestrino nella spasmodica voglia di rapire con lo sguardo la mia amata Africa, tanto sognata e tanto vicina. Finalmente la vedevo, così brutale nel suo essere povera, così meravigliosa nel suo essere semplice, così incredibile nel suo essere l'Africa vera.
Donne vestite di un pareo colorato sono ferme in mezzo alla strada, parlano fra loro, non si guardano intorno, sono intente nel contrattare un po' di verdura e un pacco di farina per poter sfamare tutta la famiglia. Alle loro spalle due occhi grandi e curiosi sbirciano il mondo affacciandosi dal pezzo di stoffa che li tiene stretti stretti alla loro mamma.
Sono i primi bambini africani che vedo, di lì a poco ne avrei visti altri. Decine e decine. Soli o in compagnia, vestiti di qualche straccio tendono la mano al turista di turno nella speranza di avere una penna o una caramella. Perchè i bambini africani non vogliono giocattoli, vogliono solo una penna e un quaderno per poter imparare a scrivere e magari costruire un futuro diverso da quello de loro padri che, il più delle volte e nella migliore delle ipotesi, è fatto di una vanga e di una zappa per dissodare una terra incandescente e ormai arida.
In Africa non c'è molto ordine nelle strade. Si percorre a folle velocità il pezzo di strada occupato da mezzi di trasporto vecchi e persone che se non si spostano celermente rischiano di rimanerci sotto.
Ma anche questa è l'Africa.. In un modo si muore comunque, se non è investiti sarà di fame o di Aids, quindi che tragedia sarà mai finire sotto un pullman. Due giorni prima del mio arrivo un bambino era stato investito sul tratto di strada vicino al mio villaggio. In Africa non fa notizia, me lo hanno riferito due italiani che ancora si scandalizzano e soffrono davanti a queste cose.
Arrivo al villaggio e ci trascorro 7 notti e 7 giorni. Gli italiani non si salutano al mattino, si parlano il minimo indispensabile, se possono si evitano. Gli Africani no. Cercano il tuo sguardo, lo incrociano, ti sorridono e ti augurano buon giorno, buona sera, buona notte, buon appetito. Per loro non è solo "questione di educazione", per loro è tanto normale quanto non lo è per un italiano. Gli Africani hanno sempre un sorriso da darti, in cambio della speranza che sia corrisposto. Al mattino ti chiedono come tu abbia dormito, alla sera si informano sulla tua giornata. Lo fanno perchè hanno cuore. Dopo 7 giorni trascorsi con gli Africani, gli Italiani hanno finalmente imparato un po' di educazione.
Mi sento dire "buona colazione" e so già che appena toneranno in Italia dimenticheranno le buone maniere e torneranno a trincerasti dietro scostanti sguardi fugaci.
Ma tant'è e tanto vale godersi questo miracolo d'educazione finchè dura.
In Africa ci son due parole che si sentono di continuo. Ovunque. In qualsiasi momento della giornata. In qualsiasi posto. In qualsiasi circostanza. Da chiunque, piccolo o anziano che sia. La prima è "Jambo", il loro festoso e musicale "buongiorno" e la seconda è "Hakuna Matata", Nessun problema. In Africa tutto si risolve, qualsiasi problema trova la risposta immediata "Hakuna Matata". Non ti preoccupare italiano angosciato per ogni mosca che ti gira intorno, tutto si risolve. Non ti preoccupare italiano maleducato se mi hai scansato senza chiedermi scusa, tutto si risolve. Non ti preoccupare, tutto si risolve. Dopo qualche giorno, l'hakuna matata ti contagia e tutti i problemi ti sembrano così lontani e così risolvibili da ottenere un sorriso e un hakuna matata anche da te.
Jambo, invece, è anche una canzone, tipica africana. La cantano tutti. In Africa cantano tutti. I bambini per strada, gli anziani che tessono la tela per strada, i beachboys che portano in giro i turisti, tutti.
In Africa o ci vai da turista e rimani un passo indietro rispetto a ciò che i tuoi occhi vedono ma fai finta che non esista, o vai perchè sai cosa troverai ed è quello che, in fondo, cerchi.
Nel primo caso le spiagge incontaminate, le acque cristalline, la barriera corallina, le treccine colorate che donne corpulente ti costruiscono sulla tua testa in 5 minuti per pochi spicci, le specialità di pesce arrosto, saranno i ricordi dell'Africa che ci si poterà a casa per far vedere agli amici e parenti in che paradiso terrestre sei stato.
L'Africa che invece ho cercato l'ho trovata nelle strade, nelle capanne di fango e dietro un cancello.
Quando si è aperto il cancello grigio pesante io ero dentro una jeep. Ho percorso quei pochi minuti di strada col cuore che impazziva nel petto. Ero ansiosa di arrivare lì, nel posto che ho studiato su internet per tante settimane, che ho consociuto grazie a Valentina, fino ad allora una persona che dietro un monitor mi rispondeva col cuore alle mie numerose mail.
Il cancello si è aperto e il mio cuore si è fermato. Per un attimo tutti quei colori non li ho visti, ho solo ascoltato e tanto m'è bastato per non riuscire a trattenere le lacrime. Sentivo tante, tantissime, vocine strillanti.
Erano i 90 bambini dell'Orfanotrofio Asante Sana - Grazie mille. Erano loro.. Il motivo per cui ho sempre desiderato vedere l'Africa.
Manine sporche, sporchissime, magliettine riciclate da ogni parte del mondo, strappate, sformate, scolorite che però coprivano e allora erano più che sufficienti. Scarpine spaiate ovunque, abbandonate in ogni aiuola erano sintono di piedini liberi pronti a correre nella terra che circondava i dormitori. All'improvviso non ho sentito più nulla e ho cominciato a vedere quei colori infiniti.
Le direttrici avevano fatto sedere i bimbi tutti vicini, erano ormai abituati ad essere presentati da bravi bambini ed erano pronti a cantare la canzoncina per intenerire i turisti. Non so chi imponga una cosa del genere, so solo che non ho fatto fotografie o video in quel momento. Le ho fatte dopo. Tante, tantissime ma mai abbastanza. Le ho fatte quando la loro spontanea allegria, la loro vitalità mi ha travolta, e loro erano se stessi, bambini che facevano ciò che avevano voglia di fare. E loro che mi studiavano all'inizio, mi abbracciavano dopo pochi minuti. Volevano una compagna di giochi e io volevo giocare con loro.
5 stupendi pomeriggi in loro compagnia. Li vedevo corrrere giocare e sorridere. Li vedevo correre gioiosi anche quando dovevano prendere alle 18.30 in punto, non un minuto di più, il medicinale che dovrà tentare di strapparli alla morte certa dell'Aids. Perchè loro sono malati ma non lo danno a vedere perchè vivono comunque. Hanno 2, 3, 5, 7, 10 anni e già una storia troppo più grande di loro. Hanno visto morire di Aids i loro genitori, li hanno assistiti e si sono ammalati a loro volta. Hanno visto le loro famiglie picchiare i loro fratelli e inveire contro loro stessi, ma nessuno è stato capace di togliere loro il sorriso. Hanno dovuto accettare di essere messi in orfanotrofio perchè i loro genitori non avevano neanche un pezzo di pane da dargli. Molti di loro non hanno nessuno che va a trovarli, perchè nessuno si ricorda più di loro.
Non hanno niente ma ti danno tutto. Ti danno una carezza che non ti aspetti, ti danno un bacio appiccicoso, ti mettono la loro manina nella tua.
Non vogliono niente da te, solo la possibilità di sorriderti e se possibile di essere ricambiati.
Emma, Josephine, Joseph, Sulfa, Dima, Kennedy, Beatris, Nixon... ognuno uno sguardo, un sorriso, una manina, un cuore che ormai fa parte del mio.
L'Africa ha un profumo indescrivibile. L'odore di quella terra bruciata dal sole e dalle vanghe dei ghiriama che scavano per costruirsi una capanna. Un po' di fango, un po' di paglia e la casa che ti protegge dalle piogge torrenziali ce l'hai. Un buco sufficiente per se e per la numerosissima famiglia. Ma basta e avanza in Africa. L'importante è sopravvivere. Hakuna matata ricordate?
Un pacco di farina è la sopravvivenza delle famiglie. I bambini escono di casa al mattino con lo scopo di ottenere dai turisti quasiasi cosa possa poi essere barattato per portare a casa la farina. Così i bambini diventano adulti, così i bambini sorreggono la famiglia. E mentre le madri cuociono la farina, i bambini ripartono per la nuova missione, trovare un po' d'acqua. Che sia presa da uno dei rarissimi pozzi o che sia raccolta con una bottiglia di plastica dalle pozzanghere per strada, poco importa. L'essenziale è dissetare. Anche se dopo ci si ammalerà per sempre.
Hakuna matata. In qualche modo si deve morire. Non importa come.
E' difficile descrivere l'Africa. Volti scavati dalle rughe, giovani che ormai sembrano i nonnni di se stessi, mani callose, ossa sporgenti, pelle cadente. Ma occhi che brillano di una luce introvabile.
E' l'Africa. Povera, disperata, malata, ma che a schiena dritta guarda l'europa egoista opulenta e ricca e pensa: Hakuna Matata... un giorno lassù la ricchezza non farà più differenze.
Questa è l'Africa, il Paese dove ho lasciato il cuore, il posto dove sento di essere davvero me stessa.
Asante Sana Africa.
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Messaggio Da frab il Mer Feb 09, 2011 10:22 am

ciao Dida, a questo punto direi... a quando il prossimo viaggio?
=0)

eh si, questo é l'effetto kenya, ma vedrai... sei solo all'inizio! vedrai quante altre cose ti sorprenderanno, ti faranno piangere e ti faranno sorridere, insomma, ti faranno emozionare!

buona giornata
fra

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Messaggio Da dolcemagic il Mer Feb 09, 2011 11:14 am

...........sto leggendo, pole, pole, a dopo, rafiki!!! Very Happy
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Messaggio Da dolcemagic il Mer Feb 09, 2011 11:27 am

Dida scrive:
Ho guardato dal finestrino nella spasmodica voglia di rapire con lo sguardo la mia amata Africa, tanto sognata e tanto vicina. Finalmente la vedevo, così brutale nel suo essere povera, così meravigliosa nel suo essere semplice, così incredibile nel suo essere l'Africa vera.


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..............questa è l'Africa che piace ANCHE a me, nonostante le sue mille contraddizioni, capisci che è una terra magica, che non ha mezze misure, o piace o non ti piace, non puoi stare li a pensare, perchè non ne hai il tempo "Lei" ti rapisce così velocemente che ti senti solo frastornato e, guardandoti indietro, capisci del perchè esiste una malattia, chiamata "mal d'Africa".
Forse troppe persone se ne ammalano, e io, presuntuosamente credo che davvero pochi sappiano cosa sia, io in primis non so che sia, mi rendo però conto che qualcosa di strano in me è successo quando ho toccato terra a Mombasa la prima volta.
Bene o male riesco quasi sempre ad esternare e far capire i miei sentimenti, i miei stati d'animo, ma a questo "fenomeno" ancora oggi non riesco a dare risposta a nessuno e, .......credo, che la risposta l'abbiano solo chi è rimasto folgorato da questo Paese!!!
La cosa che a me ha stupito è che nella sua povertà, nel suo essere "povera" , l'Africa, l'Africa "nera", ha sempre così tanto da dire, da dare, a differenza dei paesi come i nostri, che a me, personalmente, danno si molto, ma a livello di emozione sono rimasta ferma a piccole cose.
.............starei ore ed ore a scrivere ma.....tengo qualcosa anche epr me, solo per me!!! Wink
Cinzia.
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Messaggio Da SaraJua il Mer Feb 09, 2011 1:55 pm

dolcemagic ha scritto: [b]HoForse troppe persone se ne ammalano, e io, presuntuosamente credo che davvero pochi sappiano cosa sia, io in primis non so che sia, mi rendo però conto che qualcosa di strano in me è successo quando ho toccato terra a Mombasa la prima volta.
Bene o male riesco quasi sempre ad esternare e far capire i miei sentimenti, i miei stati d'animo, ma a questo "fenomeno" ancora oggi non riesco a dare risposta a nessuno e, .......credo, che la risposta l'abbiano solo chi è rimasto folgorato da questo Paese!!!

Quanto è vero CInzia...ma che cos'è davvero questo "fenomeno"!?!??Io non riesco a spiegarlo e a farlo comprendere a nessuno...per fortuna fra noi "malate/i" ci capiamo.
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Messaggio Da Dida il Mer Feb 09, 2011 8:46 pm

Avete ragione... non è possibile spiegare quella stretta al cuore. Ho viaggiato tanto, ho visto molte nazioni, diversi continenti. Ma mai.. mai... mai ho pianto risalendo sull'aereo. E mai ho sentito la mancanza di un luogo, di un profumo, della gente. E' come se sai che il tuo posto è là.. E io attendo di ritornarci. In estate. Trattengo il respiro fino al prossimo tuffo nella felicità.
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Messaggio Da CHUI72 il Mer Feb 16, 2011 1:08 pm

Bellissimo ed emozionante il tuo racconto Dida,sono tornata anch' io venerdi 11 febbraio dopo 1 mese trascorso a Watamu...immaginatevi come sto'!!!! Jamboooo a tutti
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Messaggio Da fio il Mer Feb 16, 2011 5:17 pm

Ciao Simona bentornata.
Su dai che tu sei avvantaggiata un pezzo di Kenya sta con te a casa tua.
Un abbraccio!
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Messaggio Da CHUI72 il Mer Feb 16, 2011 5:21 pm

Bravo Fio...diciamo 1 pezzo e Mezzo.... Very Happy !!! Grazie del bentornato...mi siete mancati...anche se nn scrivo spesso sul forum...vi leggo sempre con affetto...!!!! Bacio
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Messaggio Da dolcemagic il Mer Feb 16, 2011 7:15 pm

Ciao Simona Smile
ben arrivata anche da parte mia e....sono andata a curiosare le tue foto, mamma mia che spettacolo di bimba, sembra che l'abbiate dipinta con il pennello. Spero un giorno di poter anch'io avere 1 pezzo e Mezzo Very Happy di Kenya vicino a me.
busu busu
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Messaggio Da Federica il Mer Feb 16, 2011 7:23 pm

Bentornata Simona Very Happy
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Messaggio Da Dida il Mer Feb 16, 2011 8:30 pm

Bentornata Simona.. un mese in Kenya... che sogno.. sigh... Sad(((
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