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Messaggio Da Federica il Sab Mar 05, 2011 12:31 pm

Profumo d’Africa
Pubblicato da Federica Rondino a gennaio 11, 2011

E’ il primo profumo che senti che ti dirà se amerai l’Africa o se non vedrai l’ora di risalire su un aereo. Questa terra non ha vie di mezzo: o ne sei catturato, rapito o non riuscirai a respirarci.
Quando sbarchi dall’aereo, il caldo o ti avvolge o ti soffoca: sei tu a deciderlo. Abbandonare tutto quello che pensi sia giusto o sbagliato, lasciare le certezze al check-in e lasciarsi trasportare: questo l’unico modo per viverla. “Ma io pensavo”; “secondo me”; “si, però”: quando si decide di intraprendere un viaggio, non una vacanza, in terra africana non devono esistere. Non parlo dell’Africa di sharm el sheik e neppure di quella dei villaggi all-inclusive, ma della Terra che ti porta a scoprire vicoli, ad ascoltare persone e a testare cibi per strada. Malattie?! Se il cibo è cotto e vedi gli altri gustarlo non ci saranno pericoli al massimo un po’ di influenza del viaggiatore. In Kenya poi non c’è nemmeno da stare attenti a fare la doccia con la bocca chiusa o a lavarsi i denti con l’acqua delle bottiglie: l’acqua nefasta è una problematica del nord Africa.

Il Kenya è una nazione con 31.500.000 abitanti. Il tasso di alfabetizzazione è dell’85%. L’ascesa sociale grazie a meriti e l’uguaglianza sono concetti che non esistono. Il termine “domani” in kiswahili (la lingua ufficiale) non esiste: il domani è probabile, non sicuro. A Nairobi, capitale del Kenya, risiedono le sedi di tutte le maggiori organizzazioni internazionali. E’ qui che arrivano gli aiuti umanitari di abiti e cibo che poi vengono venduti alla popolazione povera, non regalati come noi pensiamo. Basta andare in qualunque mercato di Nairobi, di Mombasa o di una media cittadina che trovi i vestiti della beneficenza in vendita. Certo il prezzo è molto basso, ma pur sempre un prezzo lo devi pagare. A Nairobi esisto gli slum e i ghetti. Se vivi in un ghetto sei fortunato. Qui la carne la puoi mangiare una volta al mese; negli slum solo per le festività. Un quarto di chilo da dividere anche in dieci persone. Il costo è 50 Scellini (0,50 € circa). In questi luoghi abbandonati a loro stessi, senza acqua e senza servizi sanitari, la prevenzione non sanno cosa sia, “le persone non sanno cosa fare tutto il giorno e così fanno figli”.

Quando gli inglesi se ne sono andati nel 1963 hanno lasciato un popolo incapace di auto-gestirsi. Hanno donato al Kenya una nuova dipendenza: quella dagli aiuti umanitari. I kenioti sono diventati dipendenti dalle nazioni potenti che non hanno nessun vantaggio a farli crescere e così elargiscono soldi: vera dipendenza perché impediscono di camminare con le proprie gambe. Questo Paese è passato dall’epoca agricola a quella post-industriale. Chi vive nelle capanne o tra l’immondizia spesso usa un telefonino, ma non sa e non gli interessa sapere come viene prodotto. Cerchi di spiegarglielo, ma non ti ascolta. La maggior compagnia telefonica del Paese, la Safaricom, commercializza cellulari che si ricaricano con la luce solare: raro avere la corrente a casa per ricaricare i telefoni, impensabile non possederne uno.

Un impiegato delle poste o della banca guadagna 150 / 200 € al mese, chi lavora nelle case 80 € e un commesso 100 € (con lievi variazioni se vivi in città o in piccoli centri). Una casa di 40 mq corredata di bagno ne costa duecento. Spesso il bagno è in comune con altri abitanti della palazzina. Negli slum e nei ghetti non esistono. Qui si sniffa la colla per stare svegli e ci si ubriaca per non pensare.

La scuola primaria è apparentemente obbligatoria e pubblica; poi parli con la gente e ti dice che è vero, ma le penne, i libri, i quaderni si pagano e si deve dare un contributo per la mensa. Molte persone vivono nel bush dove la scuola non esiste. Meglio stare qui che vivere in una discarica di Nairobi. L’Università è inaccessibile se non frequenti alcuni college costosissimi. Esistono ospedali pubblici, ma ti danno la ricetta e le medicine, la tua cura, le devi comprare in farmacia. Accade che si muoia perché non riesci a pagare una pastiglia. La situazione non sembra migliorare. Parlando con le persone mi dicono che fino a qualche anno fa con 300 scellini (3 € ) potevi magiare per qualche giorno, ora al massimo per uno. Da novembre 2010 gli omosessuali finiscono in carcere perché, sostiene il Primo Ministro Raila Odinga, dall’ultimo censimento è emerso che le donne sono più numerose degli uomini e quindi “non c’è posto per le relazioni tra persone dello stesso sesso” e inoltre non c’è bisogno che le donne amino altre donne perché “possono occuparsi dei loro figli”. Il Presidente Kibaki come il precedente, pensano a rafforzare gli interessi familiari e non quelli del Paese.

Cosa affascina della terra di Karen Blixen me lo domando spesso e la ragione c’entra poco. Sicuramente catturano gli elefanti in libertà, la caccia del leone alla zebra che si può ammirare nei famosi safari, ma a rapire è soprattutto un profumo di vita da noi non conosciuto anche se è tutto fatto “pole-pole” (piano piano). Sono sguardi vivi malgrado tutto, è energia che parte dalla terra. Qui nella terra che sorge nel punto perfetto dell’equatore le emozioni sono portate a punti estremi, non conosciuti nei luoghi di cemento. Passare una giornata dal meccanico a riparare il cavo del computer ti fa stringere mani e intraprendere discorsi che ti fanno chiudere gli occhi e sperare che il tuo aereo non parta più.

Esiste un posto in Kenya in cui gli italiani, non sempre bella gente, hanno creato una loro comunità: si chiama Malindi. Questo è il posto famoso perché Briatore vi soggiorna d’inverno, ma che ha accompagnato anche i giorni felici di Pietro Calabrese. Qui puoi decidere se rimanere chiuso nella tua bella casa in cui hai travestito chi ci lavora, vivere solo tra italiani o andare oltre. Immergerti per i vicoli dei mercati, fare una passeggiata sul pontile affollato da giovani coppie locali, dire no ai bambini che ti chiedono le caramelle perché fanno male ai denti e non possono permettersi un dentista e parlare con chi ha voglia di confrontarsi. L’inglese si insegna dalla scuola primaria: il dialogo è possibile. Certo gli italiani sono visti come i musungo (i bianchi) da cui ricevere la mancia senza far nulla, ma se vedono in te un interesse vero vanno oltre. Nei mercati si vendono medicine a base di erbe, noi le chiamiamo omeopatiche, in Kenya “le medicine della tradizione”. Puoi trovare la cura per l’ulcera, quella per la gastrite o per aumentare le prestazioni sessuali. Le cose se si rompono si riparano, non si buttano. I ragazzini giocano con le ruote delle macchine e le donne incinta mangiano pezzi di fango o di muro perché fanno bene. Puoi fermarti ad un banchetto e mangiare i gamberetti di fiume crudi o masticare i marunghi. Questa è una droga legalizzata perché toglie la fame e la stanchezza. A Malindi vivono arabi, musulmani, cristiani e indiani. Alcuni hanno voglia di conoscerti, altri ti vedono come quello che gira con la macchinona e va a prostitute. Di queste ce ne sono tante e nei periodi di affluenza turistica arrivano anche da Mombasa e Nairobi a fare la stagione. Puoi trovarne qualcuna simpatica e parlarci. Sono stata felice di sapere che la mia amica Stella abbia smesso di fare il mestiere perché ha trovato un arabo che le dà cento euro al mese e lei può finalmente godersi il figlio. Alcune sono delle vere professioniste; altre lo fanno per una massacrante necessità. Il sesso per chi viene dai villaggi è diverso da come noi lo percepiamo: ancora bambine sono “svezzate” da un parente. Un europeo che oltre a possederle le da anche un bacio può essere una cosa bella. Per le donne africane sposarsi e avere i figli è quanto di più ricercato. I beach boy vanno a caccia di bianche e le bianche, al pari dei loro connazionali uomini, ci stanno. Turismo sessuale da ambo i sessi. Una banana costa tre scellini, i vuoti della coca-cola e della birra si riportano indietro. Fuori dagli shop le ragazze si fanno le treccine ai capelli finti perché a loro non crescono, gli manca una proteina e guardano affascinate i tuoi capelli ricci e arruffati.

Vedi quella ragazza”, mi dice Safari, “avrà 18 anni e ha già dei figli. Non ha conosciuto altri che suo marito. E’ musulmana. Si sposano e poi stanno a casa. Non vedono la vita. Ma come si fa?” “è cultura” replico, ma lui: “no è aberrazione”. Safari ha studiato a Nairobi e ha una grande capacità di osservazione e senso critico. Non riesce ad accettare la sua realtà in maniera immobile. Gli chiedo se è un obbligo o una scelta appendere la foto del Presidente che vedo ovunque mi volti. “E’ un obbligo, è dittatura, ti dicono anche dove dovresti appenderla dopo che l’hai comprata. La devi mettere in modo tale che chi entri la veda subito, ma io non ci sto: l’ho messa dove si vede poco”.

Il 60% della popolazione Keniota è cristiana, il 10% musulmana. Le messe durano più di tre ore: è una festa di canti e danze. Puoi decidere se stare per tutto il tempo o solo qualche minuto.

Nella casa in cui soggiorno lavorano delle ragazze a cui chiedo: “ ma come vi sentite a lavorare in case come questa in cui c’è tutto: televisione telefonini, viveri a profusione e poi tornare nei vostri villaggi?.” “Bene” mi rispondono con un sorriso, “nessun problema, lavoriamo per poterci comprare queste cose”. Non capisco come riescano a non impazzire.

Malindi è la parte della costa scelta da italiani ricchi o sedicenti tali per svernare, ma è anche tra i distretti con più alto tasso di analfabetismo. Parlo con Simona Sabatini, una donna che ha deciso di creare un orfanotrofio e un centro di sviluppo economico per la popolazione locale a quasi due ore da Malindi: il progetto si chiama Watoto Kenya. Mi dice che in quest’area solo il 67% della popolazione ha un’educazione primaria. Nel suo sogno in realizzazione passiamo una giornata. Allontanandoci dalla costa la terra inizia a colorarsi di un rosso acceso, vivo; le case lasciano il posto a capanne e vegetazione. I bambini di Watoto sono felici perché ci sono ospiti. Recitano, ballano, cantano e giocano. Ma il progetto di Simona è ben più ampio: vuole rendere autonomo il gruppo di Makobeni. Per questo esiste una sartoria i cui prodotti sono venduti anche via web, un orto, un mini market e gli animali. Ma renderli indipendenti dalla loro supervisione è molto dura, non riescono ad auto-gestirsi, non sono abituati. Conosciamo i primi ragazzi aiutati dall’associazione. Sono laureati o già inseriti in realtà lavorative solide. Guardano i nuovi pieni di affetto, si commuovono a sentirli cantare.

Sono le diciannove quando lasciamo Makobeni, ma è già buio. Le stelle illuminano la via sterrata e gruppi festanti si riuniscono ai cigli della strada per salutare il nuovo anno.

Purtroppo il Kenya sembra immobile, sembra incapace di liberarsi da sé e di crescere, ma pole-pole ce la farà.

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Fonte: www.cultumedia.it
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Messaggio Da Federica il Sab Mar 05, 2011 12:55 pm

Interessante questo articolo....
bellissima la frase "Sono sguardi vivi malgrado tutto, è energia che parte dalla terra"
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Messaggio Da SaraJua il Sab Mar 05, 2011 1:09 pm

Si Fede interessante lettura....
Bella la frase che riporti tu ma anche la parte iniziale dell'articolo:

"E’ il primo profumo che senti che ti dirà se amerai l’Africa o se non vedrai l’ora di risalire su un aereo. Questa terra non ha vie di mezzo: o ne sei catturato, rapito o non riuscirai a respirarci."

E' verissimo...e direi che tutti noi ne siamo stati rapiti...senza ombra di dubbio!!!
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