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MEZZO SECOLO DI CRIMINI, ORA GUARIRE E GUARDARE AVANTI

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MEZZO SECOLO DI CRIMINI, ORA GUARIRE E GUARDARE AVANTI

Messaggio Da fio il Gio Giu 27, 2013 6:42 am

MEZZO SECOLO DI CRIMINI, ORA GUARIRE E GUARDARE AVANTI (INTERVISTA)

Il rapporto della Commissione per la Verità, la giustizia e la riconciliazione ha riportato alla luce i crimini e gli abusi commessi negli ultimi cinquant’anni, dall’indipendenza del Kenya ad oggi. Allo sconcerto suscitato nell’opinione pubblica dal coinvolgimento di personalità di spicco nell’attuale e nei passati governi, si accompagna il timore che le denunce contenute nel documento e le sue raccomandazioni rimangano lettera morta. LA MISNA ne ha parlato con Bethuel Kiplagat, ex ambasciatore a capo della Commissione.

A mezzo secolo dall’indipendenza, il Kenya si trova a fare i conti con un passato oscuro, che la sua commissione ha dettagliato in circa 200 pagine. Un fardello pesante o uno stimolo a migliorare?

Anche in questo caso, come sempre, la medaglia ha due rovesci. Nel documento che abbiamo stilato sono raccolte oltre 42.000 interviste. Storie di persone i cui diritti sono stati violati e che per la prima volta hanno avuto l’opportunità di denunciare e raccontare le loro versioni dei fatti. Per molti è stato l’inizio di un processo di guarigione dalle ferite che portavano dentro e che li avevano segnati per tutta la vita. Altri, invece, vogliono che al ristabilimento della verità segua il percorso della giustizia, senza la quale ogni riconciliazione diventa difficile. Per il paese è lo stesso. Ha preso coscienza delle sue ferite e adesso deve aiutarsi a rimarginarle.

Quali meccanismi avete suggerito alle istituzioni che oggi sono chiamate a raccogliere il testimone della Commissione?

Per prima cosa abbiamo individuato la creazione di un organismo ad hoc, un comitato indipendente, incaricato di stilare una lista delle vittime e delle indagini da condurre. Quest’organismo dovrà avere un budget autonomo con cui finanziare le opere di ‘commemorazione’, scuole o ospedali intitolati al ricordo di persone ed eventi. Siamo dell’idea che anche salvaguardando la memoria collettiva di quanto accaduto possiamo aiutare le persone a guardade al fururo. Infine il comitato si occuperà dell’allocazione di riparazioni, in termini economici, alle vittime e ai loro familiari.

Tuttavia, non tutti i crimini di cui si parla nel rapporto sono risolvibili con dei processi. In alcuni casi, molti, quello che serve sono leggi che tutelino i diritti. È il caso dei conflitti per la terra e della tanto attesa riforma agraria…

Anche per quello chiediamo al Parlamento la creazione di un comitato ad hoc, che si occupi di valutare e deliberare, nel caso, regolamenti e proposte per una riforma.

Le associazioni per i diritti umani e parte dell’opinione pubblica, temono che le denunce contenute nel rapporto rimangano lettera morta perché coinvolgono interessi e personalità delle più alte sfere del poter. Un timore concreto?

Bisogna fare un passo alla volta. I keniani devono imparare a risolvere da soli i loro problemi, e a fidarsi della magistratura. Per prima cosa bisognerà accertare i casi e le vicende che necessitano l’apertura di investigazioni e inchieste, poi verificare le responsabilità. Anche attraverso l’istituzione di tribunali popolari, secondo la tradizione. Non tutto deve passare necessariamento per le aule dei tribunali, soprattutto nel caso di conflitti legati alle comunità rurali. Credo che sia giunto il momento per questo paese di diventare adulto. È necessario, affinché il paese chiuda con il passato e guardi, con rinnovato ottimismo, al suo futuro.
Fonte:MISNA

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